I dazi imposti da Donald Trump: chi ci guadagna e chi no - www.motorinews24.com
Cosa sta accadendo al settore dell’automotive dopo la decisione di Donald Trump di imporre i dazi al 25% sulle importazioni? Scopriamo chi potrebbe guadagnare molto da questa nuova condizione commerciale e chi, invece, no. Ecco tutto quello che c’è da sapere.
La decisione imposta dal nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta creando scompiglio nell’economia di tutto il mondo. E a risentire di ciò, come ovvio che sia, è anche il settore dell’automotive. Ci riferiamo alla scelta di Trump di imporre dei veri e propri dazi del 25% sulle importazioni dei vari prodotti e, in riferimento al settore dell’automotive, sulle automobili.
Questa decisione è stata presa per cercare di ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti e per proteggere il più possibile le industrie statunitensi dalla concorrenza degli altri principali Paesi, in particolare dalla Cina. Ma quali conseguenze avranno nel breve e nel lungo periodo questi dazi? Chi ci guadagnerà e chi, al contrario, potrà subire gravi perdite? Analizziamo la situazione.
Le varie aziende automobilistiche stanno già subendo le varie ripercussioni dovute a questa situazione. Come per ogni scelta commerciale, ci sarà chi guadagnerà molto da questa scelta e chi molto meno. Le case produttrici americane ed europee stanno già avendo a che fare con questa misura protezionistica imposta da Trump. La stessa cosa vale per gli investitori e per gli effettivi clienti e consumatori.
Chi potrebbe guadagnare molto nell’immediato da questa norma sono proprio le aziende americane con un forte mercato interno. Ci riferiamo ai marchi Rivian – azienda americana in crescita nella produzione di mezzi elettrici – e Ford nello specifico. Per fare un esempio, la Ford produce quasi l’80% dei suoi veicoli per il mercato americano e sta diventando l’azienda simbolo di questo protezionismo commerciale ed economico imposto da Trump con i dazi al 25%. E Tesla?
Se Ford e Rivian non dovranno fare i conti con le pesanti tasse sulle importazioni, non sarà la stessa cosa per Tesla. Il colosso di Elon Musk, infatti, importa moltissimi suoi componenti dall’estero e potrebbe, di conseguenza, subire ritorsioni commerciali e, dunque, parecchi grattacapi finanziari in risposta dal mercato cinese e da quello del Vecchio Continente.
Per quanto concerne gli altri marchi, solo la Ferrari al momento si è esposta, proteggendo i propri margini di guadagno aumentando i prezzi del 10% sulle sue auto di lusso. Per tutti gli altri marchi, regna sovrana l’incertezza e anche gli investitori stanno avendo ripercussioni negative. Molto dipenderà dalle effettive reazioni dei consumatori nei prossimi mesi e dalle scelte commerciali dei vari Paesi mondiali in risposta agli Stati Uniti.
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