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Prima ad Assen la Honda, poi, due settimane dopo al Sachsenring, la Yamaha. E’ botta e risposta a distanza tra i due colossi nipponici sulla sperimentazione di nuove soluzioni tecniche sulle carene, dopo che le precedenti ‘alette’ sono state vietate dal regolamento MotoGP. Honda sta portando in pista sin da inizio stagione, prima sulle ufficiali di Marquez e Pedrosa e da Assen anche sulla RC213V di Crutchlow, una sorta di asola contenente all’interno un’ ala, mentre nell’ultimo GP di Germania sulle M1 di Rossi e Vinales hanno fatto per la prima volta la loro comparsa dei piccoli forellini posti sulla parte esterna della doppia carena e che combaciano coi passaggi d’aria all’interno dell’occhiello che nasconde la loro aletta. Se però per la casa alata i risultati non erano stati immediatamente positivi durante i test invernali, per quella di Iwata l’ultima modifica sembra aver riscontrato gradimento, tanto che Valentino e Maverick hanno utilizzato le carene in questione a più riprese nella giornata di prove libere al Sachsenring. Una sperimentazione fiduciosa, fatta sotto gli occhi di tutti in un week end di gara, come la Honda non ha invece fatto fino ad Assen, quando al venerdì il pilota ‘cliente’ Crutchlow si è incaricato di testarla per la prima volta in maniera ufficiale.
Difficile avere informazioni precise sulla direzione che prenderanno questi sviluppi approcciati dalle due marche e sui precisi effetti che mirano ad avere sul rendimento, anche perché languono le dichiarazioni dei diretti interessati; il solo britannico del team di Lucio Cecchinello si è lasciato andare a qualche esternazione affermando: «L’avevo provata anche in Qatar, anche nei test di Le Mans e in quelli di Barcellona, poi l’ho fatto qui giusto per valutarla su un tracciato diverso. A Barcellona ho trovato diversi aspetti positivi. Credo che abbia punti a favore e punti a sfavore, anche se al momento è difficile capirlo. In generale sono contento con quello che abbiamo fatto, ma non so se continueremo ad utilizzarla per tutto il weekend. Se fosse assolutamente migliore, Marquez e Pedrosa la starebbero già usando. E’ logico. Però sto provando a migliorarla e a capire come lavora con il resto del pacchetto. Si comporta bene in alcuni circuiti e peggio in altri, proprio come le ali l’anno scorso. Vediamo se riusciamo a fare dei progressi, ma non credo che siamo messi male quando non la usiamo». Quello che in origine era principalmente un problema Ducati (ovvero il carico aerodinamico), motivo per cui l’ingegner Dall’Igna inventò le famigerate protesi in carbonio, si è poi rivelato invece un fastidio comune anche agli altri prototipi della classe regina, cui oggi si cerca di porre rimedio con delle alternative alquanto fantasiose. Nessuna vera novità a dire il vero, ma ali in vario modo mascherate da delle doppie carene, così da non avere nessuna sporgenza ritenuta pericolosa per l’incolumità dei piloti negli eventuali incidenti.
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